cookingiuli n°1
In questo numero parliamo di ritrovamenti importanti, ma anche di calzone, tacos, alcuni lievitati, ramen, tapas a Barcellona e un'osteria a Milano
Da dove nasce questa newsletter
C’è stato un momento preciso in cui ho capito di voler iniziare questo progetto, ovvero dopo le scorse vacanze di Natale.
Ero scesa in Puglia e mi trovavo a casa di mio nonno per pranzo. Casualmente, cercando una ciotola, apro un armadio in cui trovo riviste di cucina, manuali e un’agenda che scopro essere l’unico posto in cui mia nonna ha conservato tutte le sue ricette.

Ritrovare questo cimelio, oltre a farmi risvegliare i ricordi della mia infanzia, mi ha fatto riflettere sull’importanza di documentare e scrivere: senza questa agenda, tutte le ricette provate da mia nonna sarebbero andate perse.
Purtroppo non avendo più la possibilità di parlare con nessuna delle due mie nonne, questo è l’unico modo che ho per tenere viva la loro storia e queste tradizioni.
La cucina è una passione che ho sempre avuto (probabilmente i geni hanno fatto la loro parte avendo avuto due nonne molto brave a cucinare), ma fino a poco tempo fa ho sempre e solo replicato ricette già esistenti. Nell’ultimo anno invece ho iniziato a studiare e comprare manuali per imparare le tecniche e i principi dell’arte culinaria e ho iniziato a sperimentare facendo caso agli accostamenti dei vari elementi e dei sapori.
Inoltre, negli ultimi anni mi è capitato fin troppo spesso di avere momenti di illuminazione in cui ho un’idea, un pensiero ma perso quel momento diventa impossibile recuperarlo e riuscire a farmi riprendere dall’entusiasmo allo stesso modo. Quindi ho deciso di ricominciare a scrivere, cosa che ho sempre fatto da quando ero molto piccola e che, non so perchè, ho smesso di fare col tempo.
E così nasce l’idea di questa newsletter: avere un archivio dei miei esperimenti in cucina, un percorso che però non si ferma ai fornelli ma parte anche dall’esterno: piatti che provo in giro che mi fanno accendere una scintilla e mi fanno cercare di capire cosa c’è dietro, conoscerne la storia.
Mi piacerebbe che questo spazio diventasse un posto frequentato da persone interessate a questo mondo, da persone a cui piace mangiare bene e/o che iniziano a muovere i primi passi in cucina come me e che abbiano voglia di condividere pensieri sullo stesso tema.
Quindi non abbiate paura di usare la sezione commenti qui sotto o sui social per portare uno spunto, domande, riflessioni.
oppure inviami un messaggio
Grazie per essere qui ed accompagnarmi in questo percorso, cominciamo!
Cosa ho cucinato
Questa prima rubrica nasce per condividere ciò che ho cucinato nell’ultimo periodo.
Disclaimer: non troverete una lista di ricette (dato che appunto, non sono una cuoca, ho ancora tanto da imparare) però se il piatto è una replica più o meno fedele di qualche ricetta esistente, citerò qui le fonti oppure se è frutto di un esperimento, sarò felice di condividere le prove che ho fatto con chi mi scriverà per approfondire questo aspetto.
Un piatto della mia terra: il calzone - in dialetto “u' calzaun d' spnzal”
Il nome calzone può essere fuorviante per chi non è della provincia di Bari, perchè è solitamente associato a quello che qui chiamiamo panzerotto.
Il calzone invece, dalle mie parti, si riferisce ad una torta salata con all’interno questi ingredienti: sponsali, uvetta (uva passa o uva sultanina), olive e alici.
Gli sponsali sono il cuore di questo piatto e per chi non è della zona probabilmente il nome non sarà conosciuto: si tratta di cipolle raccolte prima che il bulbo si ingrandisca. Di solito vengono piantati d’estate e raccolti dalla fine dell’autunno all’inizio della primavera, ed è per questo che questo piatto è preparato e consumato spesso a Natale e a Pasqua.
A Milano, non trovando questo ingrediente, mi è capitato di preparare il calzone usando dei cipollotti al posto degli sponsali, il risultato è piuttosto simile, l’unica differenza è che gli sponsali sono molto più dolci e delicati.
Il ripieno del calzone è piuttosto simile in tutte le sue versioni ma la ricetta dell’impasto può variare da paese a paese, o addrittura da famiglia a famiglia. Questa volta ho deciso di sperimentare con la ricetta dell’impasto tradizionale di Corato, il paese dove ho vissuto fino al 2016. Le volte precedenti in cui l’ho cucinato invece, ho usato la ricetta del paese dove è cresciuta mia madre, Andria, a soli 15 km di distanza da qui. Eppure la ricetta dell’impasto è totalmente diversa: ad Andria si usa solo farina, olio e vino (quindi l’impasto risulta più friabile) invece a Corato si usa un mix di farina e semola rimacinata, olio, lievito, latte e acqua (in questo caso l’impasto risulterà più morbido).
Onestamente entrambe le versioni sono molto buone: unica nota è che nel primo caso l’impasto è più difficile da lavorare dato che è meno legato quindi c’è il rischio che si rompa stendendolo nella teglia.
Curiosità scoperta recentemente: a quanto pare il termine sponsali deriva dal latino sponsalis che significa “promessa di matrimonio”
Questa denominazione è legata alla tradizione di utilizzarli per preparare piatti serviti durante i banchetti di promessa di matrimonio dei futuri sposi.




Serata Messicana: Tortillas e Birria Tacos
In autunno e in inverno, ogni Giovedì a casa mia è tradizione riunirsi per guardare insieme XFactor (da Settembre a Dicembre) e poi Masterchef (da Dicembre a Marzo). Questo appuntamento fisso mi ha dato la motivazione di portare avanti ogni settimana nuovi esperimenti con dei piatti che non avevo mai provato a cucinare.
Qui vi parlo della cena che mi ha dato più soddisfazione: quella a tema Mexico 🇲🇽
Ho chiesto vari consigli al mio collega messicano Julio, specialmente per la ricetta da seguire dell’impasto delle tortillas. Mi ha indicato la farina giusta da usare e mi ha mandato alcuni video da seguire.
Poi parte fondamentale per la buona riuscita delle tortillas: mi ha prestato la tortillera, ovvero l’attrezzo che serve per pressare le palline di impasto. È impossibile ottenere lo stesso risultato con un mattarello, quindi se il risultato è stato ottimo, è stato in gran parte grazie a questo.
Inoltre l’impasto è incredibilmente semplice: è fatto solo di farina di mais bianco precotta, sale e acqua. Bisogna impastare finchè il composto non sarà simile a della plastilina. Facilissimo.
Bisogna poi creare delle palline, pressarle nella tortillera e poi cuocerle in una padella antiaderente.
Julio mi ha detto che se la tortilla in padella si fosse gonfiata, il risultato sarebbe stato corretto.
Dopo qualche tentativo per calibrare la potenza della fiamma e i secondi prima di girarla, ho iniziato a vedere le tortillas gonfiarsi ed ero estremamente gasata :D
Per i ripieni invece ho deciso di prepararne di due tipi: uno di manzo per replicare i Birria Tacos e poi uno con del pollo sfilacciato. Ho cotto entrambi a bassa temperatura per circa 4 ore con varie spezie e il risultato è stato super soddisfacente, ho ottenuto della carne scioglievole e saporita, perfetta per farcire i tacos.
Come altri condimenti avevo preparato delle cipolle marinate dalla sera prima, del guacamole, una salsa verde al coriandolo, una salsa ridotta con il brodo della carne e poi delle corn ribs laccate al forno.
Come topping avevamo a disposizione del coriandolo e dei peperoncini di vario tipo presi da Kathay, il mio negozio di riferimento per alimenti etnici a Milano (la farina giusta da usare infatti l’ho trovata lì).
Il risultato è stato fantastico e poi è stato divertente cenare insieme: ognuno di noi poteva provare varie combinazioni di tacos con vari ripieni e farciture.
Ho fatto assaggiare un paio di tacos a Julio e a quanto pare il sapore lo ha fatto sentire a casa. Non potevo ricevere complimento migliore :)
Per preparare le tortillas ho seguito questo procedimento e le proporzioni da questo TikTok che mi ha suggerito Julio.
Per i ripieni invece ho provato a fare un mix di queste ricette in maniera più o meno fedele, adattando alcune spezie con quelle che avevo in casa: per il ripieno di manzo ho fatto un mix tra questa ricetta e quest’altra.
Per il ripieno di pollo invece ho seguito il procedimento di questo video in maniera abbastanza fedele, anche per quanto riguarda la salsa.








Cookies con gocce di cioccolato e noci al miso
Questa è una ricetta che viene dal manuale di tecniche di dolci da forno di Nicola Lamb “Bake!”. Mi è piaciuta un sacco perchè facilissima e veloce da preparare e poi l'abbinamento tra cioccolato, noci e miso è una bomba di sapore che sfrutta il contrasto tra dolce e umami.
Il miso, pasta fermentata di soia, arricchisce il sapore del cioccolato e crea un profilo aromatico che esplode in bocca all’assaggio.
Fino a quel momento avevo usato il miso solo per preparazioni salate,invece questa ricetta mi ha fatto riflettere sulla combinazione di ingredienti che solitamente non vengono usati per preparare dolci e di come, combinando gli elementi giusti in base al gusto, si possa ottenere un risultato sorprendente.



Tantanmen Ramen
Chi mi conosce sa quanto io sia appassionata di cultura e cucina asiatica, in particolare giapponese. Mi capita spesso quindi di cucinare a casa piatti asiatici, anche per pasti di tutti i giorni.
Una sera in particolare avevo voglia di ramen e stavo quasi per arrendermi nel prepararlo perchè ero convinta che per ottenere un risultato soddisfacente avessi bisogno di un brodo che dovesse cuocere numerose ore (in Giappone il ramen più diffuso è quello Tonkotsu che richiede una cottura del brodo di ossa per almeno 12 ore, ed è anche l’unico che ho provato sul posto insieme ad un’altra tiplogia che non ho mai più ritrovato).
Poi però mi è venuta un’illuminazione: avevo assaggiato qualche tempo prima il Tantan Ramen da Sagami (un’ottima catena di cucina giapponese autentica) e ripercorrendo i sapori ho provato a replicarlo mettendo insieme gli ingredienti che credevo avessero senso per questa preparazione.
Ecco qui finalmente riesco a portare a termine un esperimento in cucina senza essere incollata ad una ricetta: è una cosa che mi sto sforzando di fare ripetendomi che ogni possibile errore è un’occasione per imparare.
Per questa ricetta ho preparato un brodo dashi come base.
Il brodo dashi è un elemento fondamentale della cucina giapponese ed è ottenuto da un’infusione di alga kombu, katsuobushi (fiocchi di bonito essicato) e funghi shiitake (Escludendo il katsuobushi si può ottenere un brodo dashi vegano).
Maggiore sarà il tempo di infusione dell’alga, più il brodo sarà saporito. Io per questa versione ho infuso l’alga e i funghi a freddo per 1 ora, per poi cuocerla con dell’acqua fino a una temperatura di 80 gradi. Dopo di che basta rimuovere l’alga e aggiungere in infusione il katsuobushi per qualche minuto, poi filtrare il tutto.
Una volta preparata il brodo di base ho mescolato in una ciotola della pasta di sesamo (thaini), del miso, salsa di soia, aceto di riso, olio di sesamo, shichimi togarashi (un mix piccante-agrumato di 7 spezie giapponesi).
Ho preparato poi a parte della carne macinata saltata in padella con aglio, zenzero, salsa di soia e salsa d’ostrica.
Per i noodles, ho usato una confezione di noodles per ramen precotti presi in un negozio di alimentari asiatico.
Infine ho assemblato gli ingredienti in questo ordine: base della salsa, dashi e latte di soia non zuccherato, noodles, carne macinata, cavolo Pak Choi saltato in padella, mais, cipollotto e un uovo sodo fatto bollire per 6 minuti (sarebbe stato meglio marinarlo ma avrei dovuto farlo il giorno prima).
Così in meno di 2 ore ho ottenuto un ramen facile e molto saporito, più spicy di quello tradizionale ma altrettanto buono.
Marble Cake con glassa al cioccolato
Questa è un’altra ricetta che proviene dal libro Bake! di Nicola Lamb che ho nominato precedentemente. Si prepara in 1 ora e mezza ed è molto semplice. Avevo voglia di fare una torta diversa dal solito e ho scelto questa ricetta per provare a fare la ganache di cioccolato che non avevo mai fatto.
La ganache è un'emulsione: i grassi del burro di cacao si combinano con il liquido grazie alle proteine naturalmente presenti nel cioccolato, che tengono insieme le due componenti creando una texture liscia e lucida.
La ricetta di questa torta prevedeva che la ganache fosse preparata con la panna come liquido e io ho seguito alla lettera il procedimento: peccato che un mio gesto approssimativo, ovvero quello di mettere la ciotola a raffreddare nel frigo in equilibrio, ha fatto sì che riaprendo il frigo la ciotola cadesse e si rompesse, rovesciando tutta la ganache per terra :)))))
dopo aver pulito tutto non mi sono arresa ed ero pronta per rifare la ganache ma avevo un unico problema: avevo finito la panna. Avevo però appena studiato il capitolo sui grassi e le emulsioni dal manuale quindi ho pensato che la panna potesse essere rimpiazzata da un altro liquido e l’unico che avevo a disposizione era l’acqua. Ho provato quindi a fare una ganache con burro, acqua e cioccolato: il risultato è stato altrettanto buono e invitante come potete vedere dalla foto qui sotto.
Panini al latte con la tecnica TangZhong
Veniamo all’ultima ricetta di questo numero, anche questa è tratta da Bake!, però fa parte delle ricette base, ovvero che seguono le proporzioni e le tecniche fondamentali della cucina e che possono essere usate poi per altre preparazioni cambiando i sapori.
”Ricordate, potete cambiare il sapore, ma non il modo in cui la farina reagirà quando aggiungerete acqua”
In questo caso ho voluto preparare dei panini al latte seguendo la tecnica tangzhong: citando Wikipedia, si tratta di una una tecnica culinaria usata da secoli, ma modificata e diffusasi nella comunità cinese dopo la pubblicazione del libro di cucina 65 °C 汤 种 面包, introdotto da Yvonne Chen.
Questa tecnica permette di preparare un pane molto morbido e soffice usando semplicemente uno starter di farina pre-gelatinizzata fatto con la stessa farina e con acqua, usata in rapporto da 1:5 e portandoli alla temperatura di 65 °C per poi raffreddarli prima di incorporarli all'impasto.
Può sembrare un procedimento complicato ma in realtà è molto semplice, l’importante è avere a disposizione un termometro da cucina.
In totale, comprendendo i tempi di lievitazione, in meno di 3 ore si otterranno dai bellissimi buns e il risultato finale è stato sorprendente: i panini erano morbidissimi e leggeri.
Ho usato questi panini per preparare degli hamburger e mi sono resa conto di quanto il pane faccia la differenza in un buon hamburger, non vorrei esagerare ma incide nella metà del sapore finale valorizzando gli ingredienti al suo interno.



Cosa ho mangiato
(e che mi è rimasto impresso)
In questa rubrica parlerò di alcuni piatti provati in giro, in viaggio o a Milano, la città in cui vivo.
La finalità è sia quella di consigliare (o sconsigliare) dei posti in cui sono stata, sia quella di riflettere sull’uso di alcuni ingredienti o su alcuni accostamenti o preparazioni che mi hanno colpita particolarmente.
Un weekend a Barcellona
Dovete sapere che ho una grande passione per le mappe: nel tempo libero adoro fare ricerca di nuovi posti da provare nella mia città o nei dintorni.
Specialmente prima di un viaggio è prassi che faccia una desk research approfondita (ehm, deformazione professionale da UX Designer) setacciando blog, giornali, social di un certo luogo per trovare dei nomi di posti che mi incuriosiscono e che vorrei provare.
Lo faccio principalmente perchè una delle cose che più odio al mondo è spendere dei soldi per mangiare male, quindi se so che dovrò (o ho voglia) di fare dei pasti fuori casa, voglio arrivare già con una lista di possibili alternative valide tra cui scegliere.
È un po’ questo il mio approccio in viaggio: a meno che con me non ci sia una persona del luogo di cui mi fido e che mi guiderà, salvo tutto ciò che trovo di interessante, cercando di fare uso dei tag per semplificarmi la vita una volta sul posto, e poi una volta arrivata lì non sono condizionata da un programma di viaggio troppo stretto ma posso sentirmi libera di esplorare quartieri sapendo di avere sempre delle opzioni a disposizione tra cui scegliere.
È stato anche questo il metodo che ho usato per un weekend lungo a Barcellona a Febbraio.
Il primo posto di cui vi parlerò è La Bodega d’en Rafael: ho scoperto questo posto tramite la serie di video su Barcellona di Franchino Er Criminale e Giulia Crossbow (se li conoscete sapete che sono persone che offrono un giudizio oggettivo dei posti che provano in giro, lontano dalle markettate)
Si tratta di un tapas bar nel quartiere di Sant Antoni, che propone una cucina tradizionale catalana e spagnola.
Quello che la rende speciale è proprio l’atmosfera vivace e da quartiere, frequentata sia da gente giovane che da clientela di vecchia data che spesso si ferma al bancone per bere una cerveza e un paio di tapas.
Il menu ha una parte fissa ma anche una lista di fuori menù che cambiano ogni giorno. Per me è stato perfetto per assaggiare piatti di una cucina casalinga e senza troppe pretese, spendendo una cifra giusta (intorno ai 20 euro a persona).









Ora parliamo invece di un posto che mi ha davvero estasiata: il Bar Fischer, nel quartiere dell’Eixample.
Il menu è stagionale e offre una proposta gastronomica sia tradizionale catalana ma anche sperimentale, con degli ingredienti di qualità ottima. Qualsiasi piatto era un’esplosione di sapori e allo stesso tempo bilanciato. Molti piatti erano proposti alla brace e la nota affumicata accompagnava quasi tutti i piatti che abbiamo provato.
Il prezzo è stato anche molto bilanciato rispetto alla qualità e quantità, circa 40 euro a testa. Lo consiglio assolutamente.
(Se possibile, meglio prenotare perchè il posto è molto piccolo, noi senza prenotazione abbiamo trovato posto solo all’esterno)









Veniamo poi ad un posto in cui abbiamo fatto colazione: Forno Bomba, bakery gestita da italiani di cui avevo sentito parlare da tempo perchè ha fatto una collaborazione con un forno rinomato di Milano, Le Polveri.
Sia il caffè che i lievitati che abbiamo provato erano squisiti, è davvero raro trovare una qualità così alta.
Per non parlare dell’atmosfera che si respirava: il personale era allegro e amichevole, abbiamo anche scambiato due chiacchiere in italiano con un ragazzo che ci lavorava. È proprio uno di quei posti che vorrei troppo avere sotto casa dove fermarmi a bere anche solo un caffè. Consigliatissimo.



Quando viaggio una cosa che mi piace fare è anche esplorare i mercati coperti locali. Barcellona ha ben 43 mercati municipali locali ben distribuiti tra i vari quartieri!
Inizialmente non avevo intenzione di passare alla Boqueria sapendo quanto fosse impestato di turisti, però trovandomici davanti ho fatto un giro veloce e ho potuto immaginare l’aria che si respirava un tempo: gli chef locali che arrivavano la mattina presto a cercare gli ingredienti più freschi per il proprio ristorante. Quell'atmosfera adesso purtroppo si è persa.
Il Mercat di Sant Antoni invece è quello che mi è piaciuto di più esteticamente e come atmosfera: era frequentato sia da gente locale (specialmente nei bar al suo interno) ma anche in piccola parte da turisti.
Sul Mercat De Santa Caterina invece avevo alte aspettative ma penso di essere capitata lì in un giorno o un momento sbagliato (era Lunedì): quasi tutte le botteghe erano chiuse ed era chiuso anche il bar che avrei voluto provare: Bar Pinotxo, uno storico banco che inizialmente alloggiava alla Boqueria.
Il Mercat d’Hostafrancs invece è meno conosciuto dai turisti ed è frequentato invece esclusivamente da gente del posto per fare la spesa, infatti è denso di botteghe e negozi di alimentari in cui trovare prodotti molto validi.
Per concludere il racconto di questo piccolo viaggio, ho avuto la fortuna di assistere alla tradizionale Calcotada, capitataci per caso nel quartiere di Vila de Gràcia.
Si tratta di una tradizione catalana molto antica: grigliate di calçots che si svolgono da Novembre ad Aprile e che vengono organizzate in giro per piazze e strade per la città.
I calçots vengono cotti su grandi griglie direttamente sopra fiamme vive senza pulirli o sbucciarli, fino a farli abbrustolire all'esterno mantenendoli morbidi all'interno. Una volta pronti, vengono avvolti in carta di giornale per mantenerli caldi e renderli ancora più teneri. Vengono solitamente accompagnati dalla salsa romesco che è a base di pomodori, aglio, mandorle, nocciole, pane e peperoni secchi, con un tocco di aceto e olio d'oliva.
E qui si chiude un cerchio: non ne sono sicurissima, ma credo proprio che i calçots corrispondano agli sponsali di cui vi parlavo nel capitolo del calzone!!
Un pranzo a Milano
Qui invece vi parlo di un pranzo a Milano che ho adorato: sono stata a Febbraio da Nino - Osteria con cucina.
Le aspettative erano già alte dato che si tratta di un cugino di Trippa, il mio ristorante preferito a Milano.
Una volta stata lì le aspettative sono state confermate: l’ambiente è accogliente e i piatti sono deliziosi.
I piatti che mi hanno fatta sbarellare le papille gustative sono stati: la torta di piccione, una brisée farcita con le carni sfilacciate del piccione, le sue frattaglie e verdure di stagione, e poi l’uovo sodo con nduja, pecorino e menta che è stata un’esplosione di sapori al palato, passando dall’umami, al fresco fino ad arrivare al piccante. Wow. Proverò a replicarlo sicuramente.
Il prezzo è di circa 40 euro a testa condividendo circa 6 piatti e con un calice a testa, direi più che onesto specialmente per i prezzi di Milano. Anche questo è stra consigliato.





Okay, non pensavo che questo numero sarebbe stato così lungo, ho anche dovuto eliminare anche alcuni pezzi per non esagerare troppo.
Spero di non aver perso la vostra attenzione già al pezzo sul calzone, se fosse così invece fatemelo sapere e cercherò di essere più sintetica nel prossimo numero :)
Alla prossima
Giulia 🥕












Querida Giulia,
Me tomo el atrevimiento de transformar este comentario en una carta a distancia. Quedé atrapada desde el minuto uno. Esas agendas o anotadores que fueron pensados para la organización de los días, pero que muchas veces quedaban viejos o, cuando pasaba el año, se reutilizaban para recetas… me vuelven loca. Principalmente por sus hojas manchadas: en Argentina suelen ser de mate o de las preparaciones que se van concretando a medida que se lee.
Siempre las sentí como tesoros invaluables, por la cantidad de historias que cuentan y reflejan.
Me encanta saber de esta nueva etapa en la que ya no seguís recetas, y espero que sigas desarrollándote e, incluso, que podamos compartir una cocina juntas: no un día, sino una temporada entera.
Me quedé fascinada con el calzone; en Argentina, a este formato que hiciste lo llamamos tarta. Pero lo más importante es que aprendí sobre un ingrediente nuevo: las cebollas sponsali.
Con los tacos, tuve unas ganas enormes de estar ahí, compartiendo la cena y la charla. Las galletas de miso ya las anoté en mi lista de cosas que quiero probar sí o sí.
Con el ramen descubrí que compartimos otra pasión. Y la ganache de chocolate que reemplaza la crema me hizo pensar mucho en cómo nuestras abuelas y madres pasaron una vida creando este tipo de recetas, donde las cosas se reemplazan o se modifican, pero el proyecto nunca queda inconcluso. Es algo que vengo disfrutando mucho antes de dormir, en videos de YouTube con nombres como: “Trucos de cocina inteligentes que solo conocían las amas de casa de los años 50” jajaja.
En cuanto a los bollos de leche, me encantó encontrar la técnica de tangzhong, porque la aprendí estos meses en Penang cocinando donuts, pero no había hecho más que replicar la receta sin indagar demasiado en ella.
De Barcelona, me alegra saber que fuiste a la calçotada, porque es uno de mis pendientes en esa ciudad. Y ahora que llegamos a Milán, anoto un nuevo antojo: pastel de pichón.
Gracias por compartir esto con el mundo.
Con cariño, desde la otra punta del mundo,
otra food lover.
Basically after reading:
1- I’m so hungry
2- I want to try everything u cooked, in this running order
3- I realized how much I miss my always to be second home Barcelona (and a good caçotada 😭)
4- I didn’t know they had membrillo y queso in this place, I will totally note it for when I’m back there. In Argentina we call it “postre vigilante”, I don’t know the reason…but we eat it a lot and I love it 😮💨
5-I want the grandma recipe discovery storytime and details, so curious!!👀
thanks for this roller coaster of flavors and emotions, I can really read thru your passion
Cannot wait for the next chapter! I’m truly excited that u are finally sharing all of this 🧡🧡🧡